Sentirsi ricercatore in Europa

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L’Europa, nell’odierno contesto storico-politico e culturale, sente sempre maggiormente il bisogno di incentivare il lavoro dei giovani ricercatori, di promuovere ogni espressione della propria identità e di favorire la mobilità e lo scambio.
L’Istituto “Alessandro IV” nasce appunto dalla necessità di soddisfare questi bisogni, proponendosi come una sorta di “cenacolo europeo” di scambio e di confronto internazionale tra giovani a livello volontario: un luogo di incontro che promuova la nascita di nuovi saperi con un’attenta attività di sviluppo e coordinamento di diverse ricerche, alcune già attive, altre in fase di progettazione.
Si tratta di ricerche di interesse identitario europeo, quali, ad esempio, lo studio di figure storiche internazionali come lo stesso Papa Alessandro IV, la ricerca su beni storico-artistici riconosciuti a livello europeo come la Basilica di Santa Croce a Firenze, etc.
L’Istituto si propone, infatti, come modello di comprensione ed integrazione sociale e culturale, creando una rete europea di contatti e collaborazioni che favorisca un sentimento comune sul valore e sull’importanza della ricerca scientifica.

Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi può essere una grande benedizione per le persone e le nazioni. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie (A. Einstein).

Per noi, la grande strategia è stata quella di formare un gruppo di ricerca per affrontare insieme questa sfida, per sviluppare le nostre idee ed i nostri progetti in modo collettivo ed integrato.
L’Istituto “Alessandro IV” nasce infatti come gruppo di ricerca che, forte del contributo dei propri ricercatori e delle collaborazioni da essi instaurate, si propone di promuovere e gestire numerosi progetti di alto valore culturale e scientifico, destinati ad operare in un panorama internazionale. Una struttura – un punto di riferimento – che promuova la comprensione del “sentirsi ricercatore in Europa”, favorendo una collaborazione volontaria e libera dalle barriere nazionali.
Come gruppo di ricercatori abbiamo così deciso di assumere la struttura di un Istituto, attraverso un meccanismo di divisione del lavoro organizzato e stabile, e di prendere il nome di “Alessandro IV”, in omaggio all’ambizioso progetto iniziale attorno al quale ci siamo riuniti: il progetto creato dal giovane archeologo spagnolo Alberto Pichardo Gallardo per il ritrovamento del sepolcro di Papa Alessandro IV (d. 1261), nascosto nei sotterranei della Cattedrale di Viterbo. Un progetto di ricerca storico, archeologico e geofisico che in breve tempo ha riunito diversi ricercatori provenienti da Atenei di tutto il continente.
La figura di questo Pontefice, vissuto in pieno medioevo, rappresenta il fondamento ideologico dell’Istituto. Alessandro IV, infatti, sin dall’inizio del suo pontificato, dimostrò grandi doti di mecenatismo ed un’illuminata attenzione verso molteplici discipline del sapere. Egli si circondò dei più illustri saggi e filosofi della sua epoca, convinto che solo attraverso lo studio e la ricerca si potessero gettare le basi di un sapere universale destinato a durare nei secoli.
La profonda sensibilità di questo personaggio ai valori appena richiamati è ulteriormente testimoniata dal riconoscimento ufficiale che egli conferì all’Università di Salamanca, definendola “la quarta luce che illumina il mondo”.
L’Università di Salamanca venne così ad affiancarsi agli altri “fari del sapere” dell’epoca: l’Università di Oxford, l’Alma Mater Studiorum di Bologna e la Sorbonne di Parigi, dove lo stesso Alessandro IV, in giovinezza – al pari di uno studente di oggi – si era trasferito per perfezionare i propri studi, conseguendo il titolo di magister.
Da qui nasce dunque l’intuizione di creare un Istituto di ricerca multidisciplinare, una struttura stabile capace di aprirsi a sempre maggiori interazioni e collaborazioni con ricercatori europei, Atenei, Enti pubblici e privati, dando vita a numerosi progetti di ricerca, con l’obiettivo di dare continuità alla crescita della cultura.

Lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.